David Riondino
Non svegliate l'amore
Ovvero di testi sacri e canzone d'autore
2026, € 24
Formato 14x14, pp. 64, dipinti di Serena Nono
In offerta con il 5% di sconto
Qualche anno fa, curiosando tra le pieghe di mondi e miti diversi, David Riondino ha rintracciato nel Cantico dei Cantici e nell’Ecclesiaste le matrici della canzone d’autore, nelle sue varianti di canto d’amore e canto esistenziale, offrendone anche un riscontro con la trasposizione in musica dei due testi sacri nel disco Non svegliate l’amore.
Nel rimettere mano, a più di trent’anni di distanza, a queste sue canzoni per dare loro una nuova veste, ha raccolto le sue riflessioni attorno alle affinità tra sacro e profano nell’intonazione di un canto, cogliendo l’eco di tanta Bibbia nei versi di molti cantautori, da Bob Dylan a Leonard Cohen, da Franco Battiato a Fabrizio De André, da Violeta Parra a Jacques Brel.
Impressioni rapsodiche, le sue, che con l’andamento leggero di una canzone si sono intrecciate a ricordi e sentimenti più intimi e personali. Con la memoria riandava così al tempo in cui quei brani divennero parte di uno spettacolo, nei “fervidi anni ’90, tra fioriture di cabaret e teatro e varie meditazioni sentimentali e umanistiche”, mentre con il pensiero indugiava su più dense considerazioni attorno "all’infinito vuoto e all’infinito niente" in cui tutto sembra precipitare, “quando le cose più belle non canteranno più, e le voci avranno perso il loro fascino, e non ci sarà più musica”.
Tra scrittura e canto, la conferma di una grande ispirazione "randagia", con la complicità in musica, tra gli altri, di Claudia Tellini, Gabriele Mirabassi e Maurizio Geri, autore dei nuovi arrangiamenti.
DALL’INTRODUZIONE DI RIONDINO
Nei fervidi anni 90, trascorsi in buona parte a Milano, tra fioriture di cabaret e teatro, echi delle non lontane scorribande di Tango e Cuore per la penisola sociopolitica, televisioni che ribollono e varie meditazioni sentimentali e umanistiche, avevo bene chiaro, come capita anche adesso, di essere soprattutto un cantautore: termine che va inteso di uno che se la suona e se la canta. E soprattutto, per mio vezzo, mi dilettavo e mi diletto a trasferire in forme cantabili concetti non solo miei, ma raccolti da opere, in prosa e in versi, vaste o sintetiche, leggere o pesantissime, della biblioteca comune a una generazione. In quegli anni, riapparivano e si proponevano all’attenzione di noialtri giovanotti a Milano i due libretti dell’Ecclesiaste e del Cantico, tradotto o reinterpretati che dir si voglia da Guido Ceronetti.
(…) Rivedo adesso, nel gennaio 2025, canzoni pubblicate nel 91, quindi ben trentaquattro anni fa. È una buona occasione per ricollocare a distanza questi materiali. Li affiancherei a quel genere di canzoni che, senza far necessariamente parte della linea di produzione del canto “spirituale”, non è neanche ascrivibile alla musica leggera tout court, la quale come sappiamo parla d’amore da sempre.
(…) Il primo che viene in mente è Cohen. Che per raccontare l’Indicibile dell’abbandono evoca un incendio. All’estremo del proprio abbandono a ciò che non sappiamo, c’è il fuoco del rogo di Giovanna d’Arco, innamorata del fuoco, nientemeno. E il fuoco la sposa addirittura facendola danzare in aria, fantasma in forma di fiamma: di lei resterà infine l’abito da sposa, in cenere bianca. Non sarà un caso che la canzone fosse oggetto di attenzione per Fabrizio, attento a queste trasparenze tra il reale e l’ombra che vi si appoggia, oltre la parete delle figure decifrabili. E così accade per l’allontanarsi dal mondo di Nancy, in eccesso di amore e dono di sé, che avviene tra bigiotteria, case palazzi e le proprie ricchezze, le proprie mani, i propri capelli. O con Susanne, nella discesa all’oblio, tra figure riconoscibili di caratteri storicizzati, le belle vagabonde degli anni ‘60 e ’70, l’oriente che arriva, i frutti, e qualche libro sul comodino. Ma anche qui, per quante concessioni si facciano a una sorta di post preraffaellitismo, si cerca uno scenario che permetta al soffio di portarci dove deve andare, verso lo scioglimento, verso l’assoluto. “Fammi entrare nella tua tempesta” chiede lui che la cerca, dopo che la potenza di lei ha sgominato santi, medici, psicologi e perfino un eskimese (One of us cannot be wrong).
Per non dire di Battiato, ove canzone e preghiera ritrovano quella identità che ha la poesia al suo nascere, il famoso “sentimento popolare che nasce da meccaniche divine”. Qui più che la voce a mio parere è proprio l’eco di formule di preghiera che ci accompagna a meditare sulle parole, e da lì a immaginare. Si presenta in Battiato più chiaramente e in rinnovate vesti, poco liturgiche, la figura del cantante sciamano, del sacerdote: a render tale la cerimonia che si inaugura, naturalmente sarà il livello del carisma del celebrante. C’è evidentemente una certa cerimonialità nella seduta cantautorale: e come un ogni cerimonia, nel caso di una buona riuscita, è il pubblico stesso che si auto celebra.
Mi rendo conto che stiamo navigando tra le brume, d’altra parte son qui a dire la mia percezione di un ascolto, non a fare un trattato su quel che davvero sia un episodio letterario come quelli a cui mi riferisco: sto cercando le tracce di viaggi nell’Invisibile, e questo mi basta, sperando che non dispiaccia. Proseguendo in questa disamina di alcune messe in scena, altresì dette canzoni, dell’Assoluto, ecco Volver a los 17, di Violeta Parra, ove con ronzio d’api e passi di avvicinamento, sguardi, diademi si aprono i sacri libri, si rompe il tempo, si precipita all’indietro in un’altra età. L’età meravigliosa nella quale gli Dei esistono, le forze oltreumane ci parlano, e ci vogliono protagonisti di luminose e tenebrose avventure, e questa è una delle declinazioni dell’amore che ci viene dalle canzoni. Così come in Hernandez cantato da Serrat, il Tres Heridas. Appare una figura, con tre ferite: la ferita dell’Amore, della Morte, della Vita. Perché appunto sono ferite, ferite aperte. E incontro a questa figura, con le stesse ferite, andrà l’innamorato. Difficile trovare altre immagini così potenti di un incontro, della celebrazione umanissima di un incontro.
Le canzoni sono misteriose. Sono soffi di vento, onde, correnti che volano e vengono da lontano, da foreste, deserti, mare, montagne, paesi. Ogni corrente di questo vento è un sentimento, un colore, raccolto chissà dove: e cerca, per definirsi, una musica e delle figure. Appoggiandosi a queste figure l’invisibile, il soffio di vento, diventa qualcosa: un profilo, una cosa viva, e quindi riproducibile. Essendo quindi fatte di aria, le canzoni sono ricantabili. E a seconda di chi le canta, si ritrova più o meno il sentimento originario, con il suono, che facendo di nuovo passare il vento nel teatro della canzone, nuovamente appare all’ascolto. E così possiamo vagamente ricostruire o ricordare o dare di nuovo un disegno al vento che attraversò le belle gole dei trovatori o dei cantanti del passato o del presente, sentire come i tormenti di Brel o le visioni di Cohen poggiando sulle corde divennero figure.
Il CD
Cantico
1 Un sogno (3:41)
2 Non svegliate l’amore (3:42)
3 Amica mia (5:04)
4 Dialogo (2:48)
5 Primavera (3:01)
Ecclesiaste
6 Un infinito vuoto (2:37)
7 Danza (3:24)
8 Vento (3:24)
9 Donna (2:22)
10 Tempo (3:41)
11 Tutto passa in un soffio (2:09)
12 Morte (3:01)
Bonus track
13 Soltanto un soffio (2:36)
14 Fiore di campo (1:11)
Testi e musiche di David Riondino, tranne i due brani "bonus track" di Maurizio Geri
Hanno suonato e cantato con David
Un sogno: Claudia Tellini ( voce), Maurizio Geri (chitarra, saz), Mirio Cosottini ( tromba), Ruben Chaviano (violino), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (tabla,shaker) Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli ( coro)
Non svegliate l’amore: Claudia Tellini (voce), Maurizio Geri (chitarre), Ruben Chaviano (violino), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (cajòn, pandeiro, shaker), Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli (coro)
Amica mia: Claudia Tellini (voce), Gabriele Mirabassi (clarinetto), Maurizio Geri (chitarra, saz), Ruben Chaviano (violino), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (tabla, djembé, riqq, shaker)
Dialogo: Claudia Tellini (voce), Maurizio Geri (chitarre), Ruben Chaviano (violino), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (steel drum, sonagli, caxixi,piatti)
Primavera: Claudia Tellini (voce), Gabriele Mirabassi (clarinetto), Maurizio Geri (chitarre, coro), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (percussioni, djembe, cajòn, shaker), Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli (coro)
Un infinito vuoto: Claudia Tellini (voce), Maurizio Geri (chitarre), Roberto Beneventi (fisarmonica), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (percussioni, steel drum, sonagli)
Danza: Claudia Tellini (voce), Maurizio Geri (chitarre), Ruben Chaviano (violino), Matteo Scarpettini (cajòn, pandeiro, percussioni), Raffaello Pareti (contrabbasso), Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli (coro)
Vento: Gabriele Mirabassi (clarinetto), Maurizio Geri (chitarre), Raffaello Pareti (contrabbasso), Matteo Scarpettini (triangolo, surdo, pandeiro, percussioni), Gigi Biolcati (batteria), Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli (coro)
Donna: Claudia Tellini (voce), Roberto Beneventi (fisarmonica), Maurizio Geri (chitarre)
Tempo: Claudia Tellini (voce), Mirio Cosottini (tromba), Maurizio Geri (chitarra, chitarra battente, coro), Ruben Chaviano (violino), Matteo Scarpettini (pandeiro, bongo, clave), Raffaello Pareti (contrabbasso), Giuditta Scorcelletti e Laura Tonarelli (coro)
Tutto passa in un soffio: Claudia Tellini (voce), Mirio Cosottini (tromba), Maurizio Geri (chitarra), Roberto Beneventi ( fisarmonica)
Morte: Claudia Tellini (voce), Maurizio Geri (chitarre), Raffaello Pareti (contrabbasso), Matteo Scarpettini (percussioni, sonagli,riqq)
Bonus Track
Soltanto un soffio: (Maurizio Geri) (chitarre), Roberto Beneventi (fisarmonica), Mirio Cosottini (tromba),Matteo Scarpettini (piatti, sonagli)
Fiore di campo: Maurizio Geri (chitarra, saz), Ruben Chaviano (violino), Mirio Cosottini (tromba), Marco Micheli (basso), Matteo Scarpettini (tabla,shaker)
REGISTRAZIONE: STUDIOFFICINAGERI
ARRANGIAMENTI E MISSAGGIO: MAURIZIO GERI
MASTERING: LORENZO CAZZANIGA
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Cantante, scrittore, drammaturgo, attore e regista, David Riondino è stato uno dei più versatili artisti italiani, impegnato in numerosi progetti di grande originalità e con disparate collaborazioni, da Fabrizio De Andrè a Stefano Bollani, da Sergio Staino a Milo Manara, da Paolo Rossi a Sabina Guzzanti.
Riondino non si limita a sondare l'unione misteriosa e indefinibile tra spirito e carne, tra sensualità e sessualità, indagando le varie forme dell'amore, ma fa diventare musica e poesia il frutto della sua ricerca, in una tensione verso l'assoluto che è anche sonora, e che viene ampiamente motivata nel suo scritto, lieve e profondo, denso di ricordi inestimabili di un'epoca e di un luogo - gli anni Ottanta a Milano - di cui conserva memoria sia intellettuale, sia musicale Laura Bianchi, Mescalina
Una dozzina di brani che, come sempre, si distinguono per il taglio teatrale tra filosofico o dolcemente ironico. Anche se, questa volta, il sociale viaggia spesso con la malinconia e la narrazione con una intelligenza poetica raffinata. Da un lato c’è il canto d’amore sensuale, lirico, ispirato al Cantico dei cantici (a cominciare dalla title-track); dall’altro quello filosofico e disilluso legato all’Ecclesiaste che lavora invece sul tempo e sul vuoto. Su tutto un’inedita atmosfera colta di grande cultura ed eleganza Giandomenico Curi, Il manifesto
Non una sconfessione perché Riondino nel booklet introduttivo, che oggi ha un carattere testamentario e non di semplice memoir di ricostruzione e poi di attualizzazione dell'album, rivendica la bontà di quelle lontane esecuzioni Fabio Francione, Il cittadino
Artista dallo stile soave, coltissimo, amante della rima improvvisata, David Riondino ha scritto e riletto canzoni con la sua modalitò unica. Questo libro-cd è una sorta di testamento artistico Andrea Silenzi, Robinson-La repubblica
'Non svegliate l’amore' è un modo per dire che l’amore, quando dorme, non è assente, è sempre presente, in una fase di incubazione, di trasformazione, di silenziosa attività. E insieme che segna un periodo di ricerca personale, di approfondimento delle prospettive e del tempo che corre, di analisi dell’io e del suo essere al mondo, del sacro che vive in ognuno. (...) David Riondino non fa il moralista, né il saggio o il poeta che pontifica, fa l’artigiano della parola. E la sua voce, che negli anni è diventata sempre più morbida, sembra qui voler lasciare un testamento di leggerezza, disegnando un modo di stare nel mondo senza arroganza, senza fretta, senza la pretesa di avere capito tutto Raffaello Carabini, Spettakolo.it
La grazia che diventa forza. E quel modo un po' attonito di guardare il mondo soppesandone il profluvio di spunti, in bilico sul crinale tra meraviglia e ironia, che poi diventano canzoni. Quanto ci manca Riondino... Guido Festinese, Alias-Il manifesto
Il Cd vero e proprio è poi un capolavoro, un’impresa grandiosa e umile al contempo: la versione cantata di due libri della Bibbia, che non sono solo (e mi permetto di dire, neppure principalmente) testi sacri, ma sublime poesia che può rischiarare ogni tempo. (...) , libretto curatissimo dal punto di vista dell’impaginazione, le immagini originali che disegnano una vera controscena pittorica alla musica, foto belle e rare, lunghi racconti che correlano i testi delle canzoni: un’operazione che vale l’acquisto già solo per il libretto e la confezione Alessio Lega, Sinistra Sindacale.it
Ricchissimo il libro che è parte sostanziale di questa pubblicazione, preziosissimo per comprendere lo spirito dell’opera, e le ragioni intrinseche che hanno animato la genesi del disco, (...) Mirabili i musicisti coinvolti nella nuova versione arricchita dell’album, mai sopra le righe e capaci di un contributo fondamentale alla riuscita di questa meraviglia. Uno dei dischi più belli di quest’anno Marcello Matranga, Free Zone Magazine
Il mio suggerimento è quello di fare un doppio ascolto di questo cd-book: inizialmente ascoltatelo quasi in sottofondo, mentre sfogliate il copioso libro annesso e poi ripete l’operazione, alzando il volume del vostro apparecchio, cercando di cogliere la modernità di quelle parole e la grazie del picaresco David Riondino Giancarlo Passerella, MusicalNews.Com
David Riondino, con la sua intelligenza obliqua e la sua ironia che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, costruisce un album che è insieme ricerca e confessione, gioco e sentimento, esercizio di stile e dichiarazione di poetica. È un oggetto ibrido, come lo erano spesso le sue creazioni: un luogo dove la parola non si limita a essere testo, ma diventa gesto, musica, ritmo, memoria. (...) David Riondino non fa il moralista, né il saggio o il poeta che pontifica, fa l’artigiano della parola. E la sua voce, che negli anni è diventata sempre più morbida, sembra qui voler lasciare un testamento di leggerezza, disegnando un modo di stare nel mondo senza arroganza, senza fretta, senza la pretesa di avere capito tutto Raffaello Carabini, Spettakolo.it